lunedì 18 dicembre 2017

ERACLITO

Eraclito e l'esperienza del divenire

Eraclito visse nella città di Efeso tra il VI e il V secolo a.C., fu discendente da stirpe reale, aristocratico, altezzoso, schivo e solitario. La sua unica opera era intitolata "Intorno alla natura" ed era composta da aforismi brevi ed enigmatici e per questo gli venne dato l'appellativo di "oscuro".
I due nuclei tematici del pensiero di Eraclito sono:
- il flusso universale;
- il logos e la legge dei contrari.

Il flusso universale
Secondo il pensiero di Eraclito nel mondo non c'è nulla che sia in uno stato di quiete; tutto è costantemente in movimento. C'è conflitto nelle città dove gli artigiani e i commercianti andavano contro al potere dell'aristocrazia. C'è conflitto nella natura dove elementi come acqua, fuoco, aria e terra sono in opposizione tra loro e l'uno genera l'altro. Quindi tutto muta costantemente, anche l'uomo.
Per Eraclito il fuoco è l'elemento mutevole e distruttore per eccellenza, pertanto per lui è il principio originario. Dal fuoco hanno origine tutti gli altri elementi. Il fuoco, però, è soprattutto il simbolo della legge segreta secondo cui i contrari si unificano in una superiore armonia.

Il logos e la legge dei contrari
Secondo la Dottrina di Eraclito, dietro alla trasformazione delle cose si nasconde un ordine razionale visibile solo ai filosofi, ai saggi. Il conflitto tra gli elementi contrari (il bene e il male, l'amore e l'odio", sono inscindibili e complementari, cioè vivono l'uno in relazione all'altro. Con il termine logos Eraclito indica la legge fondamentale dell'universo. Logos significa "ragione". In base a questa legge l'armonia e la razionalità si ottengono dalla conflittualità degli elementi, cioè dalla contesa e dallo scontro dei contrari.


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martedì 10 ottobre 2017

I pitagorici e la concezione matematica della natura



 I PITAGORICI E LA CONCEZIONE MATEMATICA DELLA NATURA

La grandezza di Mileto durò poco. Nel 499 a.c. le città della Ionia, sotto la guida del tiranno di Mileto, si ribellarono al potere dei persiani che nel 546 a.c avevano occupato il territorio. La città di Mileto fu distrutta e i suoi abitanti uccisi o indotti in schiavitù. Il centro della vita culturale della Grecia si spostò nelle colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia, dove emigrarono molte personalità fuggite dall'Asia Minore. Queste città, splendide e potenti, erano del tutto indipendenti dalla madrepatria. In una di queste, la bella e ricca Crotone, venne a stabilirsi Pitagora e vi fondò una nuova scuola filosofica, la Fratellanza Pitagorica, un'associazione politico-religiosa di carattere aristrocatico ed aveva un'atmosfera quasi sacrale. Molti caratteri della scuola pitagorica fanno pensare a una setta religiosa, in cui venivano segiute regole ascetiche ed era praticata la comunione dei beni. I discepoli si differenziavano in acusmatici, ai quali era imposto il silenzio e una rigida disciplina di comportamento; e matematici, i quali potevano fare domande ed esprimere opinioni personali e ai quali venivano rilevate le dottrine più impegnative del maestro.
Le dottrine fondamentali dei pitagorici riguardano essenzialmente due argomenti; 
-la dottrina dell'anima
-la dottrina del numero
Pitagora non era mosso tanto dalla curiosità per i fenomeni naturali, quanto dal desiderio di tracciare una via di purificazione per l'anima, concepita come un principio divino e immortale imprigionandosi nel corpo per una colpa originaria. Si tratta di una dottrina ripresa dall'orfismo, un movimento religioso sorto verso il VI secolo a.c e molto diffuso in Grecia. Gli orifici ritenevano che, dopo la morte, l'anima fosse destinata a reincarnarsi fino all'espiazione. La ricerca di Pitagora si concentra nello studio dei mezzi per ottenere la liberazione dell'anima dalla vita materiale; tali strumenti sono da lui individuati in una prassi di vita ascetica, che imlpica l'obbedienza a precetti molto severi, ma soprattutto nell'esercizio della filosofia. Accanto al tema della cura dell'anima, l'altro nucleo rilevante del pensiero dei pitagorici è rappresentato dalla dottrina del numero, di cui sono stati i primi teorici nel mondo greco. Tra le due dottrine c'è ne un nesso molto stretto. La vita dell'uomo saggio o ''filosofo'', infatti, si caratterizza per l'ordine e la misura  con cui sa tenere a freno gli istinti del corpo.





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  Quest'ordine che il saggio deve apprendere ed eleggere a regola di vita pervade tutto l'universo o ''cosmo'', in ogni sua manifestazione. Se contempliamo la volta celeste, non possiamo fare a meno di restare ammirati dal moto regolare e ordinato degli astri. Lo stesso si dica per le melodie musicali, per tutte le arti, cosi come per il succedersi delle stagioni, dei mesi e dei giorni. E' sulla base di queste osservazioni che i pitagorici arrivano ad afferamare che la vera sostanza delle cose non risiede nell'acqua, nell'aria, ma nel numero.


IL NUMERO COME PRINCIPIO COSTITUTIVO DELLA REALTA'

 I pitagorici non si fermano a una concezione del numero come strumento di conoscenza: essi, infatti, arrivano come il vero e proprio principio generatore. Per i Greci il numero non era qualcosa di astratto, ma aveva caratteristiche fisiche e geometriche. I pitagorici rappresentavano l'unità con un punto dotato di estensione spaziale: un numero era contemporaneamente una figura geometrica e, viceversa, uan figura geometrica corrispondeva a un numero. Sulla base di questo il matematico Filolao mostrò dall'unità-punto si possano generare gli altri numeri e tutti i corpi fisici, secondo il seguente modello:                                
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4. solido (piramide)



Se il numero è la sostanza delle cose, per capire i rapporti tra di esse dobbiamo fare riferimento ai rapporti tra i numeri: poichè questi ultimi si dividono in pari e dispari anche le cose hanno una nautura duplice e opposta. Da un lato vi è il dispari, che è un'entità limitata, simbolo della perfezione, del bene, della forma; dall'altro vi è il pari, che è un'entità illuminata, simbolo di imperfezione, di disordine, caos, materia. I pitagorici confermano che il 2, pari, ha una struttura illimitata, cioè incompleta; il 3, dipari, presenta una struttura chiusa, definita e perfetta.
Ora tra questi aspetti c'è una lotta soltanto apparente, perchè la natura profonda delle cose tende all'armonia e alla conciliazione; la diversità si risolve in una superiore unità.
Nella dottrina pitagorica quasi tutti i fenomeni della vita hanno una relazione con i numeri, tanto che questi ultimi sono assunti a simboli dell virtù sociali. Ad esempio il numero 1 rappresenta l'intelligenza, immobile e identica a se stessa; il numero 2 esprime, invece, l'opinione sempre mutevole e incerta; il 4 raffigura la giustizia. Il 10 è il numero perfetto: raffigurato come un triangolo che ha come lati il 4, esso contiene sia il pari e il dispari. Su di esso -la sacra figura di tetractys- i pitagorici erano soliti prestare il loro giuramento di fedeltà all'associazione


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                Tetractys


























domenica 10 settembre 2017

Gli ionici e il problema dell'arché

Gli ionici e il problema dell'arché

I filosofi cercavano una risposta a domande come: "Qual è l'origine del mondo? Come si spiega la vita sulla terra?",  e i primi ad innaugurare tale stile di pensiero furono Talete, Anassimandro e Anassimente, tutti e tre di Mileto. Questi filosofi possedevano conoscenze di carattere tecnico-scientifico e cercarono di spiegare i fenomeni atmosferici e metereologici ricorrendo a cause naturali e non più mitiche. Loro furono i primi ad avere individuato un principio originario da cui tutte le cose derivano, cioè l'archè. L'archè rappresenta la materia di cui sono fatte le cose, la forza che le ha generate e la legge divina ed eterna che le governa.
Su Talete vi è un aneddoto narrato da Platone in cui sbadatamente, intento a studiare i fenomeni celesti, cade in un pozzo e una serva che lo vide commentò dicendo che tutti i filosofi hanno la testa tra le nuvole. Ciò testimonia che le persone semplici e poco colte avevano un'immagine negativa della filosofia.
Aristotele, però, raccontò un altro aneddoto in cui dimostrò che Talete non era affatto una persona distratta e che utilizzava le conoscenze metereologiche per arricchirsi. Talete agì anche come uomo politico, matematico e fisico. Talete pensava che il principio di tutte le cose fosse l'acqua in quanto ogni cosa vivente ne è intrisa, e facendo riferimento al parto poichè il neonato viene alla luce "rompendo le acque" in cui è stato per nove mesi. Per spiegare l'origine dell'universo Talete, a differenza degli altri, utilizza solo argomentazioni razionali.
Anassimandro, invece, per spiegare l'origine dell'universo individua la sostanza primordiale in un principio indeterminato chiamato àpeiron, che significa "senza confini", "sconfinato", in quanto ritiene che il principio da cui derivano le cose non si identifichi con una di esse, ma sia una sostanza indistinta.
Anassimandro ritiene che le cose derivano dalla sostanza primordiale mediante un processo di separazione in cui si generano infiniti mondi destinati a dissolversi e ricomporsi. La separazione è causa della molteplicità e della differenza tra gli esseri, del loro contrasto e delle guerre, ed è per riparare a questo male che tutti gli esseri viventi devono morire.
Anassimene identifica il principio primordiale con l'aria in quanto è la forza che anima il mondo e il principio di ogni mutamento. Il filosofo spiega la trasformazione e la generazione delle cose attraverso i principi di condensazione e rarefazione.

sabato 9 settembre 2017

All'origine della filosofia 

La prima forma di riflessione filosofica si è sviluppata, secondo gli studiosi, nei secoli VII-VI a.C. in Grecia. Il termine "filosofia" significa "amore per la sapienza", un amore che nasce dal senso di meraviglia dell'uomo per la varietà e la bellezza delle cose. Aristotele fu un importante pensatore greco e lo stesso affermava che tutti gli uomini tendono per natura alla conoscenza in quanto è tipico degli esseri umani chiedersi il perchè di ogni cosa. La sapienza che cerca il filosofo è ciò che permette di chiarire gli aspetti fondamentali della vita.
La riflessione filosofica si sviluppò inizialmente nelle colonie greche della Ionia in Asia Minore in cui si respirava un'atmosfera di libertà e vivacità intellettuale. In tale periodo vi fu la prima forma di democrazia in cui si rivendicava la pari dignità e uguali diritti politici per tutti. 
In Grecia vi erano molte scuole filosofiche, cioè gruppi di uomini che conducevano una vita comune in una forte solidarietà di pensieri e di azione. Tali comunità il più delle volte erano laiche e inizialmente non miravano all'insegnamento, ma erano vere e proprie comunità di vita dove si mettevano in comune difficoltà e dubbi e si condividevano scelte e soluzioni pratiche.
I principali filosofi che operavano nelle seguenti scuole furono:
- gli ionici: Talete, Anassimandro e Anassimene;
- i pitagorici: Pitagora e la comunità dei suoi allievi;
- gli eraclitei: Eraclito e i suoi discepoli;
- gli eleati: Parmenide;
- i fisici pluralisti: Empedocle, Anassagora e Democrito. 
Socrate, Platone e Aristotele rappresentarono il pensiero più maturo della filosofia greca e classica e a loro si ispirarono altri pensatori e scuole filosofiche di tutti i tempi.  





               




































                                                                                                                       
                                                                                                                                                
                                                                                                                           

giovedì 20 aprile 2017

L'educazione nel mondo greco

LA GRECIA ARCAICA E I POEMI DI OMERO

Le testimonianze più antiche di una qualche forma di educazione provenienti da quest'area sono i miti. In particolare sono giunti fino a noi due poemi: l'Iliade e l'Odissea. 
I poemi sono grandi narrazioni di personaggi eroici. L'Iliade e l'Odissea sono attribuite a un cantore cieco: Omero. In realtà, non si sa molto di questo personaggio e se ne mette in dubbio la reale esistenza. Omero non ha fatto altro che raccogliere e unificare leggende precedenti diffuse nell'area greca. Nei poemi omerici compare il concetto di areté. Questo termine significa la virtù nel sensodi capacità o abilità. Esistono quindi varie areté.
L'Iliade racconta l'assedio della città di Troia, in Asia Minore a opera degli Achei: qui ci troviamo di fronte all'areté guerriera. Gli eroi sono esempi, modelli educativi di virtù belliche.
L'Odissea narra delle peregrinazioni attraverso il Mediterraneo di Ulisse. Si può dire che quest'opera prevalga l'areté intellettuale.

ESIODO E L'ARETE' DEL MONDO CONTADINO 

Accanto a Omero va ricordato Esiodo. Per un periodo è stata negata una vera unità alle sue opere più famose, la Teogonia e le Opere e i giorni, considerate soltanto un ''assemblaggio di poesie''. 
Nella Teogonia, un poema in 1022 versi forse incompiuto, Esiodo, dopo aver parlato dell'origine dell'universo, elenca le generazioni degli dei corrispondenti ai tre periodi della storia del mondo: Urano, Crono, Zeus.
Nelle Opere vengono affrontati  i due concetti fondamentali del lavoro e della giustizia, esposti riccorendo al mito di Prometeo e a quello delle cinque età degli uomini. oltre alle esortazioni al lavoro e alla giustizia sono presenti consigli di morale e di economia; seguono i precetti sui lavori agricoli e sulla navigazione e infine i consigli per il matrimonio e i rapporti con gli amici. L'areté descritta da Esiodo è dunque quella del mondo contadino greco delle origini.

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 I SOFISTI E LA NASCITA DELLA PAIDE'IA 

Sotto la guida di Pericle, ma anche nei decenni successivi, la città è il luogo di attività dei principali protagonisti della cultura greca del periodo, i sofisti, Socrate e Platone. 
Il termine sofista indica i primi insegnanti a pagamento degli aspiranti politici. I sofisti intendono insegnare l'areté politica, cioè la tecnica con cui un uomo politico può sostenere in pubblico le proprie tesi e sconfiggere quelle degli avversari. La nuova virtù consiste nell'abilità dialettica e retorica, cioè nell'arte del linguaggio. 
Le tecniche insegnate dai sofisti sono due:
- la dialettica, che consiste in un serrato dialogo tra due o più interlocutori, nel quale ciascuno cerca di provare razionalmente la validità delle proprie posizioni confutando quelle dell'avversario;
- la retorica,  che consiste in lunghi discorsi con i quali persuadere un vasto uditorio.
E' importante notare che i sufisti non identificano la conoscenza con la verità: 
- Protagora di Abdera afferma: "L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono"; ciò significa che la verità è quella che gli uomini decidono sia tale;
 - Gorgia da Lentini afferma a sua volta: "Nulla è; seppure qualcosa è, non è conoscibile seppure conoscibile, non è comunicabile"; quindi tutto sta nelle nostre capacità di persuasione.
Per queste parole i sofisti sono stati accusati di scetticismo, perchè hanno affermato che non è possibile conoscere nulla con certezza, e di nichilismo, perchè hanno affermato che non esistono verità assolute. Essi hanno però avuto il grande merito di contribuire alla democratizzazione della politica e del sapere, sostenendo l'insegnabilità della virtù a tutti e di conseguenza l'importanza dell'istruzione e dell'educazione. Essi dunque hanno posto l'uomo e la città al centro della loro attenzione filosofica e nella polis sono stati i primi insegnanti di professione che si sono dedicati alla formazione dell'uomo politico. 

SOCRATE: LA FORZA  DEL DIALOGO

Una delle figure fondamentali per lo sviluppo non solo della pedagogia, ma di tutto il pensiero occidentale: Socrate. Socrate dedica la sua vita alla filosofia; ai suoi allievi non trasmette un insegnamento tecnico, ma morale. Socrate insegna ai suoi interlocutori che molte loro convinzioni sono solo opinioni infondate e li conduce alla continua ricerca della verità. Socrate attraverso il dialogo sottopone gli interlocutori ad un complesso gioco di domande e di risposte, mettendo alla prova le loro convinzioni. Sotto i colpi delle obiezioni di Socrate, le tesi degli avversari crollano, perchè si rivelano contraddittorie. Questa confutazione apre la strada ad un'autentica ricerca della verità. Questo aspetto del metodo socratico è chiamato maieutica, un termine che in greco indica l'arte della levatrice. Socrate infatti paragona la propria attività a quella di sua madre, che era una levatrice; come la madre aiuta le donne a partorire corpi, così Socrate aiuta le menti a partorire idee. Ma il pensatore ateniese non possiede quella verità che induce a cercare. Egli si proclama ignorante, con un atteggiamento che viene definito ironia socratica. Socrate è considerato lo scopritore dell'anima come coscienza: l'uomo è la propria anima e l'anima è la sede dell'attività pensante e dell'attività morale. I veri valori, per Socrate, non sono i beni esteriori; i valori da coltivare sono quelli dell'anima, e in primo luogo la conoscenza; è in questo modo che l'essere umano ottiene la libertà e la felicità. La posizione di Socrate prende il nome di ottimismo etico, ed è stata ritenuta intellettualistica, perchè, appunto, si affida alla ragione e alla conoscenza, e sui presunti benefici immediati che ne dovrebbero conseguire.

 
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La motivazione

LA MOTIVAZIONE
La motivazione è un fattore dinamico del comportamento umano che attiva l'organismo verso una meta. La motivazione è strettamente legata a un ''bisogno'' ossia uno stato di tensione provocato dalla mancanza di qualcosa avvertito dal soggetto come nescessario. Lo psicologo Maslow ha interpretato i fattori motivazionali come bisogno dell'individuo , che classifica secondo una precisa gerarchia rappresentata da una piramide.


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 Lo studioso Kuhl ha distinto due tipi di orientamento motivazionale: uno concentrato sull'azione, proprio di individui in grado di realizzare con decisione i propri propositi; l'altro centrato sulla situazione, caratteristico di chi invece resta prigioniero delle possibili alternative, e non riesce a passare all'azione. Le nostre spiegazioni di quanto accade vengono chiamate attribuzioni:
 -attribuzione interna: attribuire a se stessi la causa di ciò che avviene;
-attribuzione esterna: attribuire a motivi indipendenti della nostra azione quanto accade significa rinunciare a ''costruire'' la propria vita.
Questo concetto è stato elaborato da Rotter. A seconda di dove si è collocato il locus of control, l'individuo si sente resposablizzato o deresponsablizziato. 
Un locus of control esterno deresponsabilizza, ma anche il locus of control interno presenta un aspetto negativo, quando il soggetto si attribuisce la responsabilità di eventi estranei a suo controllo.
Lo psicologo Weiner ha individuato tre aspetti fondamentali del processo di attribuzione: 
-internalità, che riguarda la collocazione della causa di un certo fenomeno: interna al soggetto o esterna.
-stabilità, ossia il carattere costante o mutevole della causa,
-controllabilità,cioè la possibilità o meno del soggetto di controllare la causa.









 

martedì 14 marzo 2017

Film Stella


FILM STELLA
 Stella è una ragazzina di unidi anni e vive a Parigi con i suoi genitori sopra al bar che gestiscono. La ragazza non riceve molta attenzione dai suoi genitori. Frequenta  il primo anno di una scuola prestigiosa dove all'inizio si sente esclusa e poi stringe amicizia con Gladys, figlia di ebrei intellettuali. Stella è abituata a frequentare i clienti del bar e per questo rischia la bocciatura. Grazie alla sua amica Gladys, Stella inizia ad ottenere voti positivi a scuola. Le due amiche iniziano a trascorrere molto tempo insieme. Con il tempo Gladys ha ottenuto la fiducia di Stella e per questo le ha confidato quanto le succdeva.

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 Motivazione: E' un fattore dinamico del comportamento umano che attiva l'organismo verso una meta. La motivazione è strettamente legata a un "bisogno", ossia uno stato di tensione provocato dalla mancanza di qualcosa avvertito dal soggetto come necessario.

Motivazione intrinseca: Essa porta ad interpretare un'attività perchè è di per sé motivante. In questo caso l'individuo si attiva per divertimento o per sfida o senza interesse verso la ricompensa o pressioni esterne.

Motivazione estrinseca: Motivazioni sostenute da rinforzi esterni (vantaggi, riconoscimenti, avitamento di conseguenze spiacevoli).